Temistocle, Parigi, Hérissant, 1780

 ATTO PRIMO
 
 SCENA PRIMA
 
 Deliziosa nel palazzo di Serse.
 
 TEMISTOCLE e NEOCLE
 
 TEMISTOCLE
 Che fai?
 NEOCLE
                   Lascia ch'io vada
 quel superbo a punir. Vedesti, o padre,
 come ascoltò le tue richieste! E quanti
 insulti mai dobbiam soffrir?
 TEMISTOCLE
                                                       Raffrena
5gli ardori intempestivi. Ancor supponi
 d'essere in Grecia e di vedermi intorno
 la turba adulatrice
 che s'affolla a ciascun, quando è felice?
 Tutto, o Neocle, cambiò. Debbono i saggi
10adattarsi alla sorte. È del nemico
 questa la reggia; io non son più d'Atene
 la speranza e l'amor; mendico, ignoto,
 esule, abbandonato,
 ramingo, discacciato
15ogni cosa perdei; sola m'avanza,
 e il miglior mi restò, la mia costanza.
 NEOCLE
 Ormai, scusa o signor, quasi m'irrita
 questa costanza tua. Ti vedi escluso
 da quelle mura istesse
20che il tuo sangue serbò; trovi per tutto
 della patria inumana
 l'odio persecutor che ti circonda,
 che t'insidia ogni asilo e vuol ridurti
 che a tal segno si venga
25che non abbi terren che ti sostenga;
 e lagnar non t'ascolto!
 E tranquillo ti miro! Ah come puoi
 soffrir con questa pace
 perversità sì mostruosa?
 TEMISTOCLE
                                                Ah figlio,
30nel cammin della vita
 sei nuovo pellegrin, perciò ti sembra
 mostruoso ogni evento. Il tuo stupore
 non condanno però; la meraviglia
 dell'ignoranza è figlia
35e madre del saper. L'odio, che ammiri,
 è de' gran benefizi
 la mercé più frequente. Odia l'ingrato,
 e assai ve n'ha, del benefizio il peso
 nel suo benefattor; ma l'altro in lui
40ama all'incontro i benefizi sui;
 perciò diversi siamo;
 quindi m'odia la patria e quindi io l'amo.
 NEOCLE
 Se solo ingiusti, o padre,
 fosser gli uomini teco, il soffrirei;
45ma con te sono ingiusti ancor gli dei.
 TEMISTOCLE
 Perché?
 NEOCLE
                  Di tua virtù premio si chiama
 questa misera sorte?
 TEMISTOCLE
                                         E fra la sorte
 o misera o serena
 sai tu ben quale è premio e quale è pena?
 NEOCLE
50Come?
 TEMISTOCLE
                 Sé stessa affina
 la virtù ne' travagli e si corrompe
 nelle felicità. Limpida è l'onda
 rotta fra' sassi; e, se ristagna, è impura.
 Brando, che inutil giace,
55splendeva in guerra, è rugginoso in pace.
 NEOCLE
 Ma il passar da' trionfi
 a sventure sì grandi...
 TEMISTOCLE
                                          Invidieranno
 forse l'età future,
 più che i trionfi miei, le mie sventure.
 NEOCLE
60Sia tutto ver. Ma qual cagion ti guida
 a cercar nuovi rischi in questo loco?
 L'odio de' Greci è poco? Espor de' Persi
 anche all'ire ti vuoi? Non ti sovviene
 che l'assalita Atene
65uscì per te di tutta l'Asia a fronte,
 Serse derise e il temerario ponte?
 Deh non creder sì breve
 l'odio nel cor d'un re. Se alcun ti scopre,
 a chi ricorri? Hai gran nemici altrove;
70ma qui son tutti. A ciascheduno ha tolto
 nella celebre strage il tuo consiglio
 o l'amico o il congiunto o il padre o il figlio.
 Deh per pietà, signore,
 fuggiam...
 TEMISTOCLE
                      Taci; da lungi
75veggo alcuno appressar. Lasciami solo;
 attendimi in disparte.
 NEOCLE
                                           E non poss'io
 teco, o padre, restar?
 TEMISTOCLE
                                         No; non mi fido
 della tua tolleranza; e il nostro stato
 molta ne chiede.
 NEOCLE
                                 Ora...
 TEMISTOCLE
                                              Ubbidisci.
 NEOCLE
                                                                    Almeno
80in tempesta sì fiera
 abbi cura di te.
 TEMISTOCLE
                               Va'; taci e spera.
 NEOCLE
 
    Ch'io speri? Ah padre amato,
 e come ho da sperar?
 Qual astro ha da guidar
85la mia speranza?
 
    Mi fa tremar del fato
 l'ingiusta crudeltà;
 ma più tremar mi fa
 la tua costanza. (Parte)
 
 SCENA II
 
 ASPASIA, SEBASTE e TEMISTOCLE in disparte
 
 TEMISTOCLE
90(Uom d'alto affare al portamento, al volto
 quegli mi par; sarà men rozzo. A lui
 chieder potrò... Ma una donzella è seco
 e par greca alle vesti).
 ASPASIA
                                           Odi. (A Sebaste)
 SEBASTE
                                                      Non posso, (In atto di partire)
 bella Aspasia, arrestarmi;
95m'attende il re.
 ASPASIA
                               Solo un momento. È vero
 questo barbaro editto?
 SEBASTE
                                            È ver. Chi a Serse
 Temistocle conduce estinto o vivo
 grandi premi otterrà. (Incamminato per partire)
 ASPASIA
                                           (Padre infelice!)
 TEMISTOCLE
 Signor, dimmi, se lice (Incontrando Sebaste)
100tanto saper, può del gran Serse al piede
 ciascuno andar? Quando è permesso e dove?
 ASPASIA
 (Come il padre avvertir?)
 SEBASTE
                                                  Chiedilo altrove. (A Temistocle con disprezzo)
 TEMISTOCLE
 Se forse errai, cortese
 m'avverti dell'error; stranier son io
105e de' costumi ignaro.
 SEBASTE
                                         Aspasia, addio. (Dopo aver guardato Temistocle come sopra, parte)
 
 SCENA III
 
 TEMISTOCLE ed ASPASIA
 
 TEMISTOCLE
 (Che fasto insano!)
 ASPASIA
                                      (A queste sponde, o numi,
 deh non guidate il genitor).
 TEMISTOCLE
                                                     (Si cerchi
 da questa greca intanto
 qualche lume miglior). Gentil donzella,
110se il ciel... (Stelle, che volto!)
 ASPASIA
                                                      (Eterni dei!
 È il genitore o al genitor somiglia!)
 TEMISTOCLE
 Di'...
 ASPASIA
             Temistocle!
 TEMISTOCLE
                                     Aspasia!
 ASPASIA
                                                       Ah padre!
 TEMISTOCLE
                                                                            Ah figlia! (S’abbracciano)
 ASPASIA
 Fuggi.
 TEMISTOCLE
               E tu vivi?
 ASPASIA
                                   Ah fuggi,
 caro mio genitor. Qual ti condusse
115maligna stella a questa reggia? Ah Serse
 vuol la tua morte; a chi ti guida a lui
 premi ha proposti... Ah non tardar; potrebbe
 scoprirti alcun.
 TEMISTOCLE
                               Mi scoprirai con questo
 eccessivo timor. Di'; quando in Argo
120io ti mandai per non lasciarti esposta
 a' tumulti guerrieri, il tuo naviglio
 non si perdé?
 ASPASIA
                            Sì, naufragò né alcuno
 campò dal mare. Io sventurata, io sola
 alla morte rapita
125con la mia libertà comprai la vita.
 TEMISTOCLE
 Come?
 ASPASIA
                 Un legno nemico all'onde... (Oh dio,
 lo spavento m'agghiaccia!) all'onde insane
 m'involò semiviva;
 prigioniera mi trasse a questa riva.
 TEMISTOCLE
130È noto il tuo natal?
 ASPASIA
                                     No; Serse in dono
 alla real Rossane
 mi diè non conosciuta. Oh quante volte
 ti richiamai! Con quanti voti il cielo
 stancai per rivederti! Ah non temei
135sì funesti adempiti i voti miei!
 TEMISTOCLE
 Rasserenati, o figlia; assai vicini
 han fra loro i confini
 la gioia e il lutto; onde il passaggio è spesso
 opra sol d'un istante. Oggi potrebbe
140prender la nostra sorte un ordin nuovo;
 già son meno infelice or che ti trovo.
 ASPASIA
 Ma qual mi trovi! In servitù. Qual vieni!
 Solo, proscritto e fuggitivo. Ah dove,
 misero genitor, dov'è l'usato
145splendor che ti seguia? Le pompe, i servi,
 le ricchezze, gli amici... Oh ingiusti numi!
 Oh ingratissima Atene!
 E il terren ti sostiene! E oziosi ancora
 i fulmini di Giove...
 TEMISTOCLE
                                       Olà, più saggia
150regola, Aspasia, il tuo dolor. Mia figlia
 non è chi può lo scempio
 della patria bramar; né un solo istante
 tollero in te sì scellerata idea.
 ASPASIA
 Quando tu la difendi, ella è più rea.
 TEMISTOCLE
155Mai più...
 ASPASIA
                     Parti una volta,
 fuggi da questo ciel.
 TEMISTOCLE
                                       Di che paventi,
 se ignoto a tutti...
 ASPASIA
                                   Ignoto a tutti! E dove
 è Temistocle ignoto? Il luminoso
 carattere dell'alma in fronte impresso
160basta solo a tradirti. Oggi più fiero
 sarebbe il rischio. Un orator d'Atene
 in Susa è giunto. a' suoi seguaci, a lui
 chi potrebbe celar...
 TEMISTOCLE
                                       Dimmi; sapresti
 a che venga e chi sia?
 ASPASIA
                                          No, ma fra poco
165il re l'ascolterà. Puoi quindi ancora
 il popolo veder che già s'affretta
 al destinato loco.
 TEMISTOCLE
                                 Ognun che il brami
 andar vi può?
 ASPASIA
                             Sì.
 TEMISTOCLE
                                     Dunque resta; io volo
 a render pago il desiderio antico
170che ho di mirar dappresso il mio nemico.
 ASPASIA
 Ferma; misera me! Che tenti? Ah vuoi
 ch'io muoia di timor! Cambia, se m'ami,
 cambia pensier. Per questa mano invitta
 che supplice e tremante
175torno a baciar, per quella patria istessa
 che non soffri oltraggiata,
 che ami nemica e che difendi ingrata...
 TEMISTOCLE
 Vieni al mio sen, diletta Aspasia. In questi
 palpiti tuoi d'un'amorosa figlia
180conosco il cor. Non t'avvilir. La cura
 di me lascia a me stesso. Addio. L'aspetto
 della fortuna avara
 dal padre intanto a disprezzare impara.
 
    Al furor d'avversa sorte
185più non palpita e non teme
 chi s'avvezza, allor che freme,
 il suo volto a sostener.
 
    Scuola son d'un'alma forte
 l'ire sue le più funeste,
190come i nembi e le tempeste
 son la scuola del nocchier. (Parte)
 
 SCENA IV
 
 ASPASIA e poi ROSSANE
 
 ASPASIA
 Ah non ho fibra in seno
 che tremar non mi senta.
 ROSSANE
                                                 Aspasia, io deggio
 di te lagnarmi. I tuoi felici eventi
195perché celar? Se non amica, almeno
 ti sperai più sincera.
 ASPASIA
                                         (Ah tutto intese!
 Temistocle è scoperto).
 ROSSANE
                                             Impallidisci!
 Non parli! È dunque ver? Sì gran nemica
 ho dunque al fianco mio?
 ASPASIA
                                                 Deh principessa...
 ROSSANE
200Taci, ingrata. Io ti scopro
 tutta l'anima mia, di te mi fido
 e tu m'insidi intanto
 di Serse il cor!
 ASPASIA
                              (D'altro ragiona).
 ROSSANE
                                                                È questa
 de' benefizi miei
205la dovuta mercé?
 ASPASIA
                                  Rossane, a torto
 e m'insulti e ti sdegni. Il cor di Serse
 possiedi pur, non tel contrasto; io tanto
 ignota a me non sono;
 né van le mie speranze insino al trono.
 ROSSANE
210Non simular. Mille argomenti ormai
 ho di temer. Da che ti vede, io trovo
 Serse ogni dì più indifferente; osservo
 come attento ti mira; odo che parla
 troppo spesso di te, che si confonde
215s'io d'amor gli ragiono; e, mendicando
 al suo fallo una scusa,
 della sua tiepidezza il regno accusa.
 ASPASIA
 Pietoso e non amante
 forse è con me.
 ROSSANE
                               Ciò che pietà rassembra
220non è sempre pietà.
 ASPASIA
                                       Troppa distanza
 v'è fra Serse ed Aspasia.
 ROSSANE
                                               Assai maggiori
 ne agguaglia amor.
 ASPASIA
                                      Ma una straniera...
 ROSSANE
                                                                           Appunto
 questo è il pregio ch'io temo. Han picciol vanto
 le gemme là dove n'abbonda il mare;
225son tesori fra noi, perché son rare.
 ASPASIA
 Rossane, per pietà non esser tanto
 ingegnosa a tuo danno. A te fai torto,
 a Serse e a me. Se fra le cure acerbe
 del mio stato presente avesser parte
230quelle d'amor, non ne sarebbe mai
 il tuo Serse l'oggetto. Altro sembiante
 porto nel core impresso; e Aspasia ha un core
 che ignora ancor come si cambi amore.
 ROSSANE
 Tu dunque...
 
 SCENA V
 
 SEBASTE e dette
 
 SEBASTE
                           Principessa,
235se vuoi mirarlo, or l'orator d'Atene
 al re s'invia.
 ROSSANE
                          Verrò fra poco.
 ASPASIA
                                                       Ascolta. (A Sebaste)
 È ancor noto il suo nome?
 SEBASTE
 Lisimaco d'Egisto.
 ASPASIA
                                     (Eterni dei,
 questi è il mio ben!) Ma perché venne?
 SEBASTE
                                                                          Intesi
240che Temistocle cerchi.
 ASPASIA
                                           (Ancor l'amante
 nemico al padre mio! Dunque fa guerra
 contro un misero sol tutta la terra!)
 ROSSANE
 Precedimi, Sebaste. Aspasia, addio. (Parte Sebaste)
 Deh non tradirmi.
 ASPASIA
                                     Ah scaccia
245questa dal cor gelosa cura. E come
 può mai trovar ricetto
 in un'alma gentil sì basso affetto?
 ROSSANE
 
    Basta dir ch'io sono amante
 per saper che ho già nel petto
250questo barbaro sospetto
 che avvelena ogni piacer,
 
    che ha cent'occhi e pur travede,
 che il mal finge, il ben non crede,
 che dipinge nel sembiante
255i deliri del pensier. (Parte)
 
 SCENA VI
 
 ASPASIA sola
 
 ASPASIA
 E sarà ver? Del genitore a danno
 vien Lisimaco istesso! Ah l'incostante
 già m'obbliò; mi crede estinta e crede
 che agli estinti è follia serbar più fede.
260Questo fra tanti affanni,
 questo sol mi mancava, astri tiranni.
 
    Chi mai d'iniqua stella
 provò tenor più rio?
 Chi vide mai del mio
265più tormentato cor?
 
    Passo di pene in pene;
 questa succede a quella;
 ma l'ultima che viene
 è sempre la peggior. (Parte)
 
 SCENA VII
 
  Luogo magnifico destinato alle pubbliche udienze. Trono sublime da un lato. Veduta della città in lontano.
 
 TEMISTOCLE e NEOCLE, indi SERSE e SEBASTE con numeroso seguito
 
 NEOCLE
270Padre, dove t'inoltri? Io non intendo
 il tuo pensier. Temo ogni sguardo e parmi
 che ognun te sol rimiri. Ecco i custodi
 e il re; partiam.
 TEMISTOCLE
                                Fra il popolo confusi
 resteremo in disparte.
 NEOCLE
                                            È il rischio estremo.
 TEMISTOCLE
275Più non cercar; taci una volta.
 NEOCLE
                                                        (Io tremo). (Si ritirano da un lato)
 SERSE
 Olà, venga e s'ascolti
 il greco ambasciador. (Parte una guardia) Sebaste, e ancora
 all'ire mie Temistocle si cela?
 Allettano sì poco
280il mio favor, le mie promesse?
 SEBASTE
                                                          Ascoso
 lungamente non fia; son troppi i lacci
 tesi a suo danno.
 SERSE
                                  Io non avrò mai pace,
 fin che costui respiri. Egli ha veduto
 Serse fuggir. Fra tante navi e tante,
285onde oppressi l'Egeo, sa che la vita
 a un vile angusto legno
 ei mi ridusse a confidar, che poca
 torbid'acqua e sanguigna
 fu la mia sete a mendicar costretta
290e dolce la stimò bevanda eletta;
 e vivrà chi di tanto
 si può vantar! No, non fia vero; avrei
 questa sempre nel cor smania inquieta. (Va sul trono)
 NEOCLE
 (Udisti?)
 TEMISTOCLE
                     (Udii).
 NEOCLE
                                     (Dunque fuggiam).
 TEMISTOCLE
                                                                           (T'accheta).
 
 SCENA VIII
 
 LISIMACO con seguito di greci e detti
 
 LISIMACO
295Monarca eccelso, in te nemico ancora
 non solo Atene onora
 la real maestà; ma dal tuo core,
 grande al par dell'impero, un dono attende
 maggior di tutti i doni.
 SERSE
300Pur che pace non sia, siedi ed esponi. (Lisimaco siede)
 NEOCLE
 (È Lisimaco?) (A Temistocle)
 TEMISTOCLE
                              (Sì). (A Neocle)
 NEOCLE
                                         (Potria giovarti
 un amico sì caro).
 TEMISTOCLE
                                    (O taci o parti).
 LISIMACO
 L'opprimer chi disturbi
 il pubblico riposo è de' regnanti
305interesse comun. Debbon fra loro
 giovarsi in questo anche i nemici. A tutti
 nuoce chi un reo ricetta,
 che la speme d'asilo a' falli alletta.
 Temistocle (ah perdona,
310amico sventurato) è il delinquente
 che cerca Atene; in questa reggia il crede;
 pretenderlo potrebbe; in dono il chiede.
 NEOCLE
 (Oh domanda crudele!
 Oh falso amico!)
 TEMISTOCLE
                                 (Oh cittadin fedele!)
 SERSE
315Esaminar per ora,
 messaggier, non vogl'io qual sia la vera
 cagion, per cui qui rivolgesti il piede,
 né quanto è da fidar di vostra fede.
 So ben che tutta l'arte
320dell'accorto tuo dir punto non copre
 l'ardir di tal richiesta. A me che importa
 il riposo d'Atene? Esser degg'io
 de' vostri cenni esecutor? Chi mai
 questo nuovo introdusse
325obbligo fra' nemici? A dar venite
 leggi o consigli? Io non mi fido a questi,
 quelle non soffro. Eh vi sollevi meno
 l'aura d'una vittoria; è molto ancora
 la greca sorte incerta;
330è ancor la via d'Atene a Serse aperta.
 LISIMACO
 Ma di qual uso a voi
 Temistocle esser può?
 SERSE
                                           Vi sarà noto,
 quando si trovi in mio poter.
 LISIMACO
                                                       Finora
 dunque non v'è?
 SERSE
                                  Né, se vi fosse, a voi
335ragion ne renderei.
 LISIMACO
                                      Troppo t'accieca
 l'odio, o signor, del greco nome; e pure
 se in pacifico nodo...
 SERSE
                                        Olà; di pace
 ti vietai di parlarmi.
 LISIMACO
                                        È ver; ma...
 SERSE
                                                                Basta;
 intesi i sensi tuoi;
340la mia mente spiegai; partir già puoi.
 LISIMACO
 
    Io partirò; ma, tanto
 se l'amistà ti spiace,
 non ostentar per vanto
 questo disprezzo almen.
 
345   Ogni nemico è forte,
 l'Asia lo sa per prova;
 spesso maggior si trova,
 quando s'apprezza men. (Parte)
 
 SCENA IX
 
 SERSE, SEBASTE, TEMISTOCLE e NEOCLE
 
 SERSE
 Temistocle fra' Persi
350credon, Sebaste, i Greci? Ah cerca e spia
 se fosse vero; il tuo signor consola.
 Questa vittima sola
 l'odio, che il cor mi strugge,
 calmar potrebbe.
 NEOCLE
                                  (E il genitor non fugge!)
 TEMISTOCLE
355(Ecco il punto; all'impresa). (Si fa strada fra le guardie)
 NEOCLE
                                                      (Ah padre! Ah senti).
 TEMISTOCLE
 Potentissimo re. (Presentandosi dinanzi al trono)
 SEBASTE
                                  Che ardir! Quel folle (Alle guardie)
 dal trono s'allontani.
 TEMISTOCLE
 Non oltraggiano i numi i voti umani.
 SEBASTE
 Parti.
 SERSE
              No no; s'ascolti.
360Parla, stranier; che vuoi?
 TEMISTOCLE
                                                Contro la sorte
 cerco un asilo e non lo spero altrove;
 difendermi non può che Serse o Giove.
 SERSE
 Chi sei?
 TEMISTOCLE
                   Nacqui in Atene.
 SERSE
                                                    E greco ardisci
 di presentarti a me?
 TEMISTOCLE
                                        Sì. Questo nome
365qui è colpa, il so; ma questa colpa è vinta
 da un gran merito in me. Serse, tu vai
 Temistocle cercando; io tel recai.
 SERSE
 Temistocle! Ed è vero?
 TEMISTOCLE
                                            a' regi innanzi
 non si mentisce.
 SERSE
                                 Un merito sì grande
370premio non v'è che ricompensi. Ah dove,
 quest'oggetto dov'è dell'odio mio?
 TEMISTOCLE
 Già sugli occhi ti sta.
 SERSE
                                         Qual è?
 TEMISTOCLE
                                                          Son io.
 SERSE
 Tu!
 TEMISTOCLE
          Sì.
 NEOCLE
                  (Dove m'ascondo?) (Parte)
 SERSE
                                                       E così poco
 temi dunque i miei sdegni?
375Dunque...
 TEMISTOCLE
                      Ascolta e risolvi. Eccoti innanzi
 de' giuochi della sorte
 un esempio, o signor. Quello son io,
 quel Temistocle istesso
 che scosse già questo tuo soglio; ed ora
380a te ricorre, il tuo soccorso implora.
 Ti conosce potente,
 non t'ignora sdegnato; e pur la speme
 d'averti difensore a te lo guida;
 tanto, o signor, di tua virtù si fida.
385Sono in tua man; puoi conservarmi e puoi
 vendicarti di me. Se il cor t'accende
 fiamma di bella gloria, io t'apro un campo
 degno di tua virtù; vinci te stesso;
 stendi la destra al tuo nemico oppresso.
390Se l'odio ti consiglia,
 l'odio sospendi un breve istante e pensa
 che vana è la ruina
 d'un nemico impotente, util l'acquisto
 d'un amico fedel, che re tu sei,
395ch'esule io son, che fido in te, che vengo
 vittima volontaria a questi lidi;
 pensaci; e poi del mio destin decidi.
 SERSE
 (Giusti dei, chi mai vide
 anima più sicura!
400Qual nuova spezie è questa
 di virtù, di coraggio? A Serse in faccia
 solo, inerme e nemico
 venir! Fidarsi... Ah questo è troppo!) Ah dimmi,
 Temistocle, che vuoi? Con l'odio mio
405cimentar la mia gloria? Ah, questa volta
 non vincerai. Vieni al mio sen; m'avrai (Scende dal trono ed abbraccia Temistocle)
 qual mi sperasti. In tuo soccorso aperti
 saranno i miei tesori; in tua difesa
 s'armeranno i miei regni; e quindi appresso
410fia Temistocle e Serse un nome istesso.
 TEMISTOCLE
 Ah signor, fin ad ora
 un eccesso parea la mia speranza
 e pur di tanto il tuo gran cor l'avanza.
 Che posso offrirti? I miei sudori? il sangue,
415la vita mia? Del benefizio illustre
 sempre saran minori
 la mia vita, il mio sangue, i miei sudori.
 SERSE
 Sia Temistocle amico
 la mia sola mercé. Le nostre gare
420non finiscan però. De' torti antichi
 se ben l'odio mi spoglio,
 guerra con te più generosa io voglio.
 
    Contrasto assai più degno
 comincerà, se vuoi,
425or che la gloria in noi
 l'odio in amor cambiò.
 
    Scordati tu lo sdegno,
 io le vendette obblio;
 tu mio sostegno ed io
430tuo difensor sarò. (Parte con Sebaste e seguito)
 
 SCENA X
 
 TEMISTOCLE solo
 
 TEMISTOCLE
 Oh come, instabil sorte,
 cangi d'aspetto! A vaneggiar vorresti
 trarmi con te. No; ti provai più volte
 ed avversa e felice; io non mi fido
435del tuo favor; dell'ire tue mi rido.
 
    Non m'abbaglia quel lampo fugace;
 non m'alletta quel riso fallace;
 non mi fido, non temo di te.
 
    So che spesso tra i fiori e le fronde
440pur la serpe s'asconde, s'aggira;
 so che in aria talvolta si ammira
 una stella che stella non è. (Parte)
 
 SCENA XI
 
 ASPASIA e poi ROSSANE
 
 ASPASIA
 Dov'è mai? Chi m'addita,
 misera! il genitor? Nol veggo e pure
445qui si scoperse al re; Neocle mel disse;
 non poteva ingannarsi. Ah principessa,
 pietà, soccorso. Il padre mio difendi
 dagli sdegni di Serse.
 ROSSANE
                                          Il padre!
 ASPASIA
                                                             Oh dio!
 Io son dell'infelice
450Temistocle la figlia.
 ROSSANE
 Tu! Come?
 ASPASIA
                        Or più non giova
 nasconder la mia sorte.
 ROSSANE
 (Aimè! La mia rival si fa più forte).
 ASPASIA
 Deh generosa implora
455grazia per lui.
 ROSSANE
                             Grazia per lui! Tu dunque
 tutto non sai.
 ASPASIA
                           So che all'irato Serse
 il padre si scoperse; il mio germano,
 che impedir nol poté, fuggì, mi vide
 e il racconto funesto
460ascoltai dal suo labbro.
 ROSSANE
                                            Or odi il resto.
 Sappi...
 
 SCENA XII
 
 SEBASTE e dette
 
 SEBASTE
                  Aspasia, t'affretta;
 Serse ti chiama a sé. Che sei sua figlia
 Temistocle or gli disse; e mai più lieta
 novella il re non ascoltò.
 ROSSANE
                                              (Che affanno!)
 ASPASIA
465Fosse l'odio di Serse
 più moderato almen.
 SEBASTE
                                         L'odio! Di lui
 Temistocle è l'amor.
 ASPASIA
                                        Come! Poc'anzi
 il volea morto.
 SEBASTE
                             Ed or l'abbraccia, il chiama
 la sua felicità, l'addita a tutti,
470non parla che di lui.
 ASPASIA
                                       Rossane, addio;
 non so per troppa gioia ove son io.
 
    È spezie di tormento
 questo per l'alma mia
 eccesso di contento
475che non potea sperar.
 
    Troppo mi sembra estremo;
 temo che un sogno sia;
 temo destarmi e temo
 a' palpiti tornar. (Parte)
 
 SCENA XIII
 
 ROSSANE e SEBASTE
 
 SEBASTE
480(Già Rossane è gelosa;
 spera, o mio cor).
 ROSSANE
                                   Che mai vuol dir, Sebaste,
 questa di Serse impaziente cura
 di parlar con Aspasia?
 SEBASTE
                                           Io non ardisco
 dirti i sospetti miei.
 ROSSANE
                                        Ma pur?
 SEBASTE
                                                          Mi sembra
485che Serse l'ami. Allor che d'essa intese
 la vera sorte, un'improvvisa in volto
 gioia gli scintillò che del suo core
 il segreto tradì.
 ROSSANE
                               Va', non è vero;
 son sogni tuoi.
 SEBASTE
                              Lo voglia il ciel; ma giova
490sempre il peggio temer.
 ROSSANE
                                              Numi! E in tal caso
 che far degg'io?
 SEBASTE
                                Che? Vendicarti. A tanta
 beltà facil sarebbe. È un gran diletto
 d'un infido amator punir l'inganno.
 ROSSANE
 Consola, è ver, ma non compensa il danno.
 
495   Sceglier fra mille un core,
 in lui formarsi il nido
 e poi trovarlo infido
 è troppo gran dolor.
 
    Voi che provate amore,
500che infedeltà soffrite,
 dite se è pena e dite
 se se ne dà maggior. (Parte)
 
 SCENA XIV
 
 SEBASTE solo
 
 SEBASTE
 M'arride il ciel; Serse è d'Aspasia amante;
 irritata è Rossane. In lui l'amore,
505gli sdegni in lei fomenterò. Se questa
 giunge a bramar vendetta,
 un gran colpo avventuro. a' molti amici,
 ch'io posso offrirle, uniti i suoi, mi rendo
 terribile anche a Serse. Al trono istesso
510potrei forse... Chi sa? Comprendo anch'io
 quanto ardita è la speme;
 ma fortuna ed ardir van spesso insieme.
 
    Fu troppo audace, è vero,
 chi primo il mar solcò
515e incogniti cercò
 lidi remoti.
 
    Ma senza quel nocchiero
 sì temerario allor,
 quanti tesori ancor
520sariano ignoti! (Parte)
 
 Fine dell’atto primo